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Nearticolotutelaambientell’ ingegneria geotecnica convenzionale i metodi e i mezzi di intervento si pongono l’obiettivo di modificare le proprietà del terreno (resistenza, deformabilità, permeabilità) al fine di ottenere un risultato ben preciso. L’Ingegneria naturalistica si ripromette di fare altrettanto ma con metodi e mezzi che risultino il più possibile compatibili con il “sistema Natura”.
Pertanto si predilige l’utilizzo, dove possibile, della pietra, del legno, della terra, al posto del cemento.
Alcuni esempi si possono fare nel campo riguardante le opere di stabilizzazione e sistemazione dei pendii. Più precisamente negli interventi che aumentano la resistenza al taglio del materiale. Le opere di sostegno flessibili sono ad esempio i muri in gabbioni o “gabbionate” (a gravità o semigravità, per rivestimento di scarpate, gabbionate ancorate). Le terre armate e le terre rinforzate. Graticciate o viminate, fascinate, staccionate.
Da non trascurare, nel più ampio concetto di ingegneria naturalistica, è la considerazione e lo studio di opere idrauliche (opere di drenaggio superficiali e profonde). Questo tipo di opere mira al controllo della componente idraulica, spesso sottovalutata. E’ infatti ragionevole pensare che la “gestione” attenta di questa componente/criticità spesso può ridurre e minimizzare altri tipi di opere, abbattendo così i costi e rendendo maggiormente sostenobile un intervento strutturale.
Attraverso l’utilizzo di tutte queste tecnologie si tiene conto dell’impatto ambientale in un ottica di minimizzazione di quest ultimo senza però trascurare la qualità e la sicurezza dell’opera stessa.

Autore: Dott. Luca Azara, Geologo collaboratore di Impresa Naturalia